L’articolo 17 bis del D.lgs. 241/97 e l’obbligo in materia di ritenute fiscali nei contratti di appalto o subappalto

L’articolo 17 bis del D.lgs. 241/97 ha introdotto per i committenti che hanno stipulato  un contratto di appalto o subappalto con prevalenza di manodopera e con importo complessivo dell’opera superiore a 200.000 Euro  l’obbligo di controllare che l’appaltatore abbia effettivamente trattenuto e versato le ritenute fiscali dei lavoratori impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio.

Laddove l’appaltatore non abbia ottemperato all’obbligo di trasmettere al committente le deleghe di pagamento e le informazioni relative ai lavoratori impiegati, sarà dovere del committente sospendere il pagamento di quanto dovuto all’impresa, sino a che non cessi la situazione di inadempimento.

L’articolo 1667 bis c.c. introduce i contratti di logistica integrata

Con la Legge n. 79/2022 è stato introdotto nel Codice civile l’articolo 1667 bis, volto a includere nel nostro ordinamento i contratti di logistica integrata.

Il testo del nuovo articolo prevede, infatti, che “se l’appalto ha per oggetto, congiuntamente, la prestazione di due o più servizi di logistica relativi alle attività di ricezione, trasformazione, deposito, custodia, spedizione, trasferimento e distribuzione di beni di un altro soggetto, alle attività di trasferimento di cose da un luogo a un altro si applicano le norme relative al contratto di trasporto, in quanto compatibili”. 

In vigore il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: il Tribunale di Verona dichiara inammissibile i ricorsi per la dichiarazione di fallimento

Il 15 luglio 2022 è entrato in vigore l’atteso e discusso Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (d.lgs. n. 14/2019), introduttivo di numerose novità quali, in particolare, le misure volte a far emergere anticipatamente lo stato di crisi, così da intervenire tempestivamente per risanare l’impresa.

In attuazione della nuova normativa, il Tribunale di Verona   (dep. 27 luglio 2022, Pres. Est. Attanasio), riunito in camera di consiglio, ha quindi dichiarato i ricorsi per la dichiarazione di fallimento, successivi al 15 luglio, inammissibili, non essendo più in vigore la Legge fallimentare.

 

Veneto: la Legge Regionale n. 17/2022 per la realizzazione degli impianti fotovoltaici a terra

Il 22 luglio 2022 è stata pubblicata nel Bollettino Ufficiale Regionale n. 86 della Regione Veneto la Legge Regionale n. 17 del 19 luglio 2022, con l’obiettivo di disciplinare la realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra.

Al fine di preservare  il suolo agricolo quale risorsa limitata e non rinnovabile, la Regione Veneto ha individuato le aree con indicatori di presuntiva non idoneità all’installazione di impianti fotovoltaici, ossia aree particolarmente vulnerabili alle trasformazioni territoriali e del paesaggio.

La Giunta Regionale ha poi determinato le aree con indicatori di idoneità all’installazione dei suddetti impianti  (come ad esempio aree di destinazione industriale, terreni agricoli abbandonati o incolti o anche aree già interessate da processi di urbanizzazione), provvedendo ad istituire e a tenere uno specifico registro delle superfici interessate alla realizzazione degli impianti fotovoltaici e dei terreni in zone classificate agricole dagli strumenti urbanistici comunali ed oggetto di asservimento.

Le istanze di insediamento degli impianti saranno valutate dagli enti competenti con riguardo alla tipologia di impianto, alle soluzioni progettuali proposte, ai limiti di potenza, alle scelte di localizzazione, anche in funzione del conseguimento degli obbiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili.

 

 

 

Elettricità: firmato il decreto che istituisce gli elenchi dei rivenditori autorizzati

Il Ministro della Transizione Ecologica ha firmato l’atteso Decreto Ministeriale che istituisce l’elenco dei rivenditori autorizzati di energia elettrica, a cui dovranno iscriversi le imprese per operare sul mercato, così come previsto dalla legge 124/2017, fissando le condizioni e i criteri di inclusione e di esclusione delle stesse.

Il Decreto, quindi, prevede le modalità e i requisiti  al fine di poter rientrare nell’elenco, nel quale attualmente, in via transitoria, sono state inserite “d’ufficio” tutte le aziende che operano nel settore in qualità di controparti commerciali di clienti finali nel Sistema informativo integrato.

Tra i presupposti necessari vi sarà il non versare in stato di fallimento o di liquidazione coatta ( fatta eccezione per i concordati in continuità) e il possedere un capitale sociale, interamente versato, non inferiore a centomila euro.

L’iscrizione e la permanenza nell’Elenco costituiranno titolo abilitativo per lo svolgimento delle attività di vendita nel mercato di energia elettrica per le imprese che agiscono come dirette controparti commerciali dei clienti finali. Saranno le aziende a dover comunicare, ogni tre anni, la permanenza dei requisiti essenziali e verranno effettuati controlli a campione da parte del Mite.

 

 

Il nuovo Codice della crisi d’impresa

Il nuovo Codice della crisi d’impresa, introdotto con il d.lgs. n. 14 del 12 gennaio 2019, entrerà in vigore il 15 luglio 2022 tra dubbi e aspettative. Le novità non saranno poche e saranno ispirate ad ampliare la gamma degli strumenti, riconosciuti in capo alle imprese, per intervenire prima del fallimento. L’imprenditore dovrà, quindi, fornire la propria impresa di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile volto a rilevare tempestivamente la crisi, attivandosi  così per garantire la continuità aziendale.

La Direttiva Europea sull’introduzione dei salari minimi negli Stati Membri

Il 7 giugno 2022 i negoziatori della presidenza del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sul progetto di direttiva relativa a salari minimi adeguati nell’UE. L’obiettivo è quello di garantire negli Stati europei un salario “adeguato” ad uno livello di vita “dignitoso”, riconoscendo agli Stati la libertà di scegliere tra l’introduzione di un livello salariale minimo legale o  la contrattazione collettiva tra lavoratori e datori di lavoro.

Alcuni punti devono essere ancora chiariti, come ad  esempio, l’aggiornamento dei salari minimi legali: il Parlamento spinge per un aggiornamento “trasparente” e su base annua, mentre il Consiglio sembrerebbe propendere piuttosto per un adeguamento periodico senza limiti temporali.

 

 

Per il Ctr Piemonte i prelevamenti di utili da parte di un socio non provano in automatico l’evasione

Con la sentenza 845/3/2021 il Ctr Piemonte ha statuito, in un contenzioso che vedeva una S.a.s. soggetta a pretese erariali da parte dell’Agenzia delle Entrate, che i prelevamenti di utili da parte di un socio, per importi superiori a quelli effettivamente conseguiti dalla società, non provano in automatico l’evasione.

Nel caso di specie, l’Agenzia aveva riqualificato come ricavi in nero le somme prelevate in eccesso rispetto agli utili ma il Collegio non ha ritenuto sufficiente, a livello probatorio, l’equiparazione tra i prelievi effettuati e i presunti ricavi in nero,  pur riconoscendo che la condotta sopra esposta possa esporre gli amministratori a responsabilità di natura sia penale che patrimoniale.

E-fattura: alcune novità introdotte

Dal 1° di luglio 2022 la fattura elettronica sarà obbligatoria anche per i forfettari, fatta eccezione solo per coloro che l’anno scorso non hanno superato la soglia dei 25 mila euro di ricavi/compensi, che avranno tempo per adeguarsi alla novità  sino al 2024.

Una delle possibilità conseguenti da questa introduzione è la riduzione di uno o due anni dei termini di decadenza degli accertamenti per l’Iva e per le imposte sui redditi, ma solo se il pagamento è tracciabile.

Invece, per quanto riguarda gli enti non commerciali, l’obbligo di fatturazione non sussiste  se questi svolgono solo attività istituzionale. Stesso principio si applica agli enti associativi che beneficiano dell’esclusione dell’Iva di cui all’articolo 4 del D.P.R. 633/72. Al contrario, dovranno emettere fattura elettronica gli enti istituzionali che svolgono anche attività economica in relazione a tutte le operazioni riconducibili a suddetta attività.

Sicurezza: per la Cassazione le telecamere di videosorveglianza in condominio non sono una spesa voluttuaria o gravosa

Con l’ordinanza 14969/2022 la Corte di Cassazione ha dato risposta alla questione relativa alle maggioranze necessarie in assemblea condominiale per approvare l’installazione di sistemi di videosorveglianza nelle parti comuni di edificio, sollevata da una condomina che contestava una delibera condominiale, con suddetto oggetto, in quanto approvata a maggioranza e non all’unanimità. Richiamando la “Riforma del condominio” del 2012 e in particolar modo l’articolo 1122 ter del Codice civile, in base al quale le deliberazioni concernenti l’installazione di impianti di videosorveglianza in parti comuni di edificio devono essere approvate a maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio (come previsto dal secondo comma dell’articolo 1136 Codice civile), la Corte non ha ritenuto ragionevole considerare le spese sostenute per la sicurezza come voluttuarie o gravose.